Regia Basel Adra , Yuval Abraham, Hamdam Balla,l Rachel
Documentario. Durata 95′ .


Regia Basel Adra , Yuval Abraham, Hamdam Balla,l Rachel
Documentario. Durata 95′ .
NO OTHER LAND
Non potevo esimermi dal fare un commento su questo film dato che faccio parte di un’associazione che si chiama AssopacePalestina che da circa 20 anni si batte per riportare i diritti umani e la legalità internazionale in Palestina e supporta i movimenti di resistenza non violenta.
La questione palestinese non nasce il 7 ottobre ma da quando nel 1948 oltre 700.000 palestinesi furono costretti con la forza a lasciare le loro terre (a seguito della partizione della Palestina tra due stati, uno ebraico, l’altro palestinese, da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU). La chiamano la Nakba, ovvero la catastrofe.
Da allora per i palestinesi non c’è stata più pace, da un lato costretti a rifugiarsi in campi profughi, dall’altro soggetti ad una progressiva espropriazione delle loro terre e delle loro case, il genocidio a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania. Pertanto quella che si vede nel film (in cui si parla di un agglomerato di venti villaggi della Cisgiordania, Masafer Yatta) è solo un segmento di una realtà ben più vasta e dolorosa fatta di distruzioni, soprusi e umiliazioni continue in un contesto fisico costituito da insediamenti dei coloni sempre più numerosi (circa 700.000), muri, checkpoint, strade chiuse ai palestinesi, presenza incombente dei militari, ecc. Quello che si nota nel film è la strategia da parte israeliana, ovvero il persistente tentativo di rendere impossibile la vita ai palestinesi al fine di farli andare via ed il tentativo dei palestinesi di resistere in modo non violento e ricostruire continuamente e strenuamente quello che viene distrutto. Infatti ciò che caratterizza i palestinesi è un forte attaccamento alla loro terra ed una resilienza che ormai è diventata un loro tratto peculiare che consiste in una tenace resistenza alle difficoltà, ai traumi, alle umiliazioni e nella capacità di ricostruire, valorizzare e mantenere la cultura di appartenenza.
Diversamente infatti da quello che si pensa di loro, e cioè che siano semplicemente o vittime o terroristi, uno stereotipo costruito ad arte dagli israeliani e dai media al fine di produrre un effetto di disumanizzazione, essi conservano una cultura millenaria testimoniata da scrittori, poeti, artisti, l’arte del ricamo (dal 2021 Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO), cibi, ecc. Uno degli scopi di Assopacepalestina è proprio di invertire quella narrazione errata.
Purtroppo gli israeliani vengono cresciuti con un’immagine dei palestinesi completamente distorta. Nurit Peled, docente israeliana, ha svolto una ricerca sui libri scolastici dei bambini, dalla quale emerge come i palestinesi vengano raffigurati in modo denigrante, ovvero come poveri, rozzi e ignoranti. Tanto ci sarebbe da dire poi sulla mancanza di empatia nei confronti della sofferenza da parte di un popolo che ha subito uno sterminio…
La questione è ovviamente molto complessa. Esiste anche una minima parte di israeliani a favore dei palestinesi ma la società israeliana, nel complesso, ha rimosso nel tempo la questione della convivenza col vicino di casa. Come del resto la comunità internazionale, con il suo silenzio complice verso un governo che per decenni ha messo in atto un’occupazione feroce. E anche quello che sta succedendo ora è la tragica conseguenza di questa rimozione collettiva.
Mimosa
NO OTHER LAND
Un film discreto, discreto nel senso di garbato, anche troppo rispetto ai soprusi e alle angherie che da decenni subiscono i palestinesi. Si è rimasti colpiti per il ferimento e la successiva morte di “un” palestinese di fronte agli oltre settantamila morti a Gaza e oltre mille in Cisgiordania dopo il 7 ottobre. Per Israele la Palestina non esiste come d’altronde i palestinesi, non vengono neppure citati nei loro libri, non gli è concesso nulla o quel poco solo attraverso mille complicazioni. Una continua prevaricazione per costringerli ad andarsene. Sono state decine negli anni le sanzioni dell’ONU non rispettate dagli israeliani e negli ultimi tempi l’accusa è di crimini di guerra e genocidio. Per interessi strategici ed economici non li si vuole fermare, i modi ci sarebbero, un’ipocrisia generalizzata degli stati occidentali. Dal punto di vista tecnico la visione del film soffre un po’ per i sottotitoli e per le scene con la camera a mano che a me danno una certa nausea. O forse, pensandoci, sono le scene a cui assistiamo che fanno chiudere lo stomaco.
Silente
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