Bella l’idea che si può leggere sia come ‘dare un corpo al pensiero’ come ‘lasciare la mente in folle’ libera di spaziare, ribattere ad altri pensieri e costruirsi un mondo a parte.
La regia scorre con agilità e naturalezza e gli attori, notoriamente molto affiatati da lunga militanza insieme, la assecondano nel dare leggerezza ad argomenti anche piuttosto impegnativi.
Peccato però per la scena finale, troppo lunga e soprattutto ridotta ad una prova attoriale notevole, ma che lascia lo spettatore un po’ perplesso. In fondo è un po’ il problema di anche un altro film di Paolo Genovesi, “Perfetti sconosciuti” dove anche lì rientrare nella normalità della vita normale era un punto non del tutto risolto.


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