Garrone ci regala un film esperienziale complesso ed efficace, dove la sofferenza, la violenza e la fatica sono costantemente presenti senza però scadere mai in una eccessiva rappresentazione di tali elementi. Ci racconta di un viaggio di speranza, pieno di insidie, di personaggi surreali eppure tragicamente credibili e reali. Uno dei punti di forza di questo film sono sicuramente gli attori scelti e diretti in maniera fantastica, al di la di Seydou e Moussa, anche le figure secondarie, le comparse, sono tutte funzionali e convincenti. Il tutto accompagnato da una fotografia spettacolare con colori caldissimi, in grado di passare in pochi frame da campi larghissimi e meravigliosi di luoghi dispersi, a primi piani carichi di pathos emotivo. Un film necessario che al di fuori del circolo dei grandi festival del cinema non ha ricevuto la giusta rilevanza, almeno nel nostro Paese.


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