Un film di rara intelligenza. E’ immediato il riferimento alla banalità del male, tra la pace quasi idilliaca del giardino di casa Hoss e quello che ci viene fatto immaginare con la ‘tavolozza’ di suoni inquietanti ed espliciti. Ma non solo: un monito assolutamente contemporaneo con la altrettanto esplicita indicazione del rischio di creare una ‘confort zone’ in cui rinchiuderci e che ci separi dall’orrore della ‘terza guerra mondiale a pezzi’ che invece dobbiamo evitare di isolare con un ‘muro’ virtuale simile a quello fisico di casa Hoss.


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